Un escursionista anonimo affronta la salita verso la diga del Gleno, in Val di Scalve. Non è un turista: cerca qualcosa. Attraversa il sentiero panoramico e arriva sotto ai piloni spezzati di cemento, ciò che resta del crollo del 1923 che uccise oltre 350...
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Un escursionista anonimo affronta la salita verso la diga del Gleno, in Val di Scalve. Non è un turista: cerca qualcosa. Attraversa il sentiero panoramico e arriva sotto ai piloni spezzati di cemento, ciò che resta del crollo del 1923 che uccise oltre 350 persone.
Segue il laghetto formatosi dietro le rovine e sale fino al ghiacciaio del Gleno, dove l’acqua nasce ancora. Poi scende a Vilminore, il paese che fu travolto dall’onda. In piazza, nuove comitive con gli zaini si preparano all’escursione: la tragedia è diventata meta.
Si siede su una panchina. Beve un caffè dal thermos. Dall’alto, la diga rotta sembra solo una cicatrice nella valle immensa.
È un viaggio circolare sulla memoria, sul tempo che trasforma i disastri in geografia, e su come i luoghi conservino le storie anche quando gli uomini tacciono. Senza dialoghi, solo montagne, acqua e silenzio.
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