Il presente contributo affronta uno dei nodi più controversi del diritto dell’immigrazione contemporaneo: il destino della protezione speciale dopo la riforma introdotta dal Decreto Cutro (D.L. 20/2023, conv. in L. 50/2023).
Il legislatore ha chiaramente...
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Il presente contributo affronta uno dei nodi più controversi del diritto dell’immigrazione contemporaneo: il destino della protezione speciale dopo la riforma introdotta dal Decreto Cutro (D.L. 20/2023, conv. in L. 50/2023).
Il legislatore ha chiaramente perseguito un obiettivo restrittivo, riducendo l’ambito applicativo dell’istituto e introducendo un divieto espresso di convertibilità del permesso di soggiorno in titolo per lavoro. Tuttavia, come spesso accade, la realtà applicativa racconta una storia diversa.
Attraverso l’analisi della giurisprudenza di merito – con particolare attenzione agli orientamenti del Tribunale di Bologna – il lavoro dimostra come la protezione speciale continui a operare quale strumento di tutela effettiva dei diritti fondamentali, radicato negli obblighi costituzionali e convenzionali dello Stato.
Il punto decisivo non è tanto la norma in astratto, quanto il modo in cui il giudice conforma il titolo di soggiorno nel dispositivo. È qui che emerge
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