Caro Felice, ho letto con viva partecipazione le tue Coordinate dell’anima e ne sono uscito con la sensazione di aver attraversato non una semplice raccolta poetica, ma un vero spazio interiore, fatto di soglie, visioni, dissolvenze e improvvise...
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Caro Felice, ho letto con viva partecipazione le tue Coordinate dell’anima e ne sono uscito con la sensazione di aver attraversato non una semplice raccolta poetica, ma un vero spazio interiore, fatto di soglie, visioni, dissolvenze e improvvise illuminazioni. Renzo Montagnoli, nella sua intensa prefazione, coglie con precisione uno degli aspetti più affascinanti della tua poetica: quella continua ricerca introspettiva che non si chiude mai in sé stessa, ma diventa viaggio, “novello Ulisse verso un’Itaca che è la propria dimensione interiore”. Ed è proprio questa la cifra più alta dell’opera: la capacità di trasformare l’indagine dell’io in esperienza universale, dove ogni lettore può riconoscere il proprio smarrimento, la propria nostalgia, il proprio anelito di luce. Scrivi versi che sembrano provenire da una zona di confine fra sogno e veglia, fra materia e trascendenza. La tua parola è spesso evanescente, quasi “ectoplasmatica”, per usare un termine caro allo stesso Montagnoli, ma
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