Non sempre una chiesa grande è una grande chiesa. Quella di Enego lo é. E’ così diventata nel corso dei tem- pi quale espressione di quei processi economici, sociali e religiosi che sono la storia della popolazione del paese. Ma quando e chi ha scelto quel...
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Non sempre una chiesa grande è una grande chiesa. Quella di Enego lo é. E’ così diventata nel corso dei tem- pi quale espressione di quei processi economici, sociali e religiosi che sono la storia della popolazione del paese. Ma quando e chi ha scelto quel luo- go dove erigere un edificio di culto? Dal Maccà abbiamo saputo che nel- lo scavare le fondamenta dell’attuale vennero dissotterrate parecchie me- daglie romane con l’effigie di Druso Cesare, di Massimino, di Giordano Pio, di Filippo il Seniore, di Marco Aurelio, di Magnenzio, di Desenzio e altre che vide personalmente. Venne anche dissotterrata un’antica lucerna di terra cotta sulla quale si poteva leg- gere chiaramente “lucet” Inoltre così prosegue: Addì 8 maggio 1802. Enego. “Nel gettare a terra il Presbiterio vecchio dietro alle spalliere di quel- lo si videro pitture antichissime di Caproni, Leoni, Cavalli, Dragoni, ed anco immagini lascive di Venere etc. profane di Diana etc. le quali cose siccome fu- rono esposte i maniera
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