A volte, penso, che dilaghi la paura di apparire troppo semplici, poi leggo le parole di qualcuno e capisco che nella poesia non serve essere complicati.
Siamo il frutto di tagli che si feriscono a vicenda.
Quello che scriviamo è testimonianza delle...
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A volte, penso, che dilaghi la paura di apparire troppo semplici, poi leggo le parole di qualcuno e capisco che nella poesia non serve essere complicati.
Siamo il frutto di tagli che si feriscono a vicenda.
Quello che scriviamo è testimonianza delle nostre aberrazioni, che per quanto labirintiche, possano sembrarci, conservano il semplice gusto della nostra voglia di comunicare.
Scattano dei meccanismi strani, ci criptiamo inconsapevolmente se non vogliamo che altri ci penetrino nel profondo, lasciando a pochi la decodificazione del nostro pensiero.
La “Poesia” è selettiva nella sua “incomprensibilità”.
E poi, ci sono quei momenti in cui lasci che le parole esondino inarrestabili, senza curarti del loro nesso, trascurando pause, spazi, in quell’urlo che, rimbalzando di eco in eco, esprime la folle voglia di perforare tutti i timpani dell’universo.
Non c’è mai nulla di incomprensibile nelle parole di chi esprime, con verità, le proprie elucubrazioni, nessun drago da contrastare qu
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